05 - 10 - 2017 in Ansia

La strategia del riorientamento, rispetto a quelle altrettanto comunemente utilizzate da Erikson della frammentazione, della progressione e della distrazione, è sicuramente quella ritenuta più essenziale nel processo della psicoterapia

Infatti è possibile immaginare una terapia di successo senza l’utilizzo della distrazione, piuttosto che della frammentazione, ma è assolutamente impossibile immaginare che un cambiamento significativo nella vita di una persona accada senza un qualche mutamento di prospettiva.

Le creature umane ed animali derivano il loro comportamento da una mappa cognitiva dell’ambiente ed ogni riorganizzazione degli eventi esterni è preceduta oppure seguita da una riorganizzazione delle strutture cognitive utilizzate per rappresentare gli eventi esterni.

Questo è un processo neurologico che, come per tutti i processi biologici, anche nel caso della riorganizzazione e della costruzione di nuove associazioni richiede tempo e più radicale è il cambiamento nel modo di pensare, più le persone hanno bisogno di tempo per riorientarsi.

I diversi modi per raggiungere il riorientamento

Vi sono diversi modi per raggiungere il riorientamento, anche se i metodi che funzionano meglio sono quelli che contengono un richiamo emozionale e che hanno una qualche componente esperienziale.

Erikson invitava spesso i suoi clienti a muoversi fisicamente nella stanza, a cambiare di sedia o, comunque, a non mantenere mai la stessa posizione iniziale, ovvero quella che era stata assunta all’inizio della seduta psicoterapeutica.

Il motivo di questi spostamenti voluti da Erikson durante la seduta è relativo alla regola secondo la quale il riorientamento fisico spesso precede quello psicologico e quindi semplici e piccoli gesti possono provocare un forte impatto.

Ad esempio,

  • il terapeuta potrebbe invitare il cliente a sedersi per un po’ nella sedia del terapeuta e immaginare, per un momento di essere il terapeuta di sé stesso,
  • così come un’esperienza meditativa può essere rinforzata chiedendo al cliente di chiudere gli occhi e di aspettare in silenzio lo sviluppo di un nuovo pensiero e questa potrebbe essere una buona tecnica per qualcuno che ammiri il potere associato con l’essere nella posizione del terapeuta.

L’importanza del riorientamento nella terapia di ansia e attacchi di panico

Poiché la strategia del riorientamento è fondamentale per il processo di terapie per l’ansia e per gli attacchi di panico, non ha controindicazioni nel suo utilizzo, tranne che ne sia fatto un uso sbagliato.

Il riorientamento, se utilizzato correttamente,  non dovrebbe mai poter creare alcuna difficoltà per il cliente, anche se coloro che hanno una visione rigida della realtà e che sentono il bisogno di imporre il loro punto di vista agli altri, potrebbero interpretare questa strategia come il permesso d’indottrinare altri con la loro visione su come dovrebbero essere le cose e questo non sarebbe un buon utilizzo del riorientamento.

E’ importante che il terapeuta riconosca che vi è sempre più di un modo di vedere gli eventi, e che le sue opinioni potrebbero anche non riuscire ad adattarsi pienamente ad un dato cliente, anche se è sempre comunque il cliente che deve decidere cosa fare delle circostanze della sua vita.

É importante porre una certa enfasi nell’affermazione che il riorientamento non consiste, assolutamente, nel dire alle persone cosa fare o pensare, al contrario è una strategia per aiutare ad aumentare le possibilità e per scoprire nuove opzioni.

curare attacchi di panico

 

ESEMPIO DI ESERCIZIO DI RIORIENTAMENTO

1)   Pensa ad un problema frustrante o opprimente che ti ha turbato recentemente e prova ad osservare le sensazioni che provi mentre ricordi i dettagli più significativi del problema, chiudi gli occhi (gli occhi possono essere anche tenuti aperti per chi ha problemi in questo senso) e respira lentamente, immagina visivamente ciò che sta accendo e aggiungi alcuni dettagli all’immagine e amplia la tua prospettiva.

2)  Considera attentamente gli aspetti essenziali del tuo problema e, poi, immagina che il problema appartenga a qualcun altro e immagina di fare terapia con un cliente che ha esattamente il tuo stesso problema, osserva la seduta di psicoterapia come se tu fossi semplicemente un osservatore esterno e presta moltissima attenzione alle frasi che pronunci mentre stai aiutando la persona a risolvere il suo problema e prenditi alcuni minuti per fare bene tutto questo lavoro.

3)     Libera la tua mente e riesamina lo stesso problema e le sue componenti chiave, poi prendi la realtà emozionale che appartiene al problema e trasportala ad un equivalente problema che hai vissuto da bambino. Il problema è lo stesso e le emozioni sono le stesse, ma la situazione e le persone sono diverse: usa la comprensione da adulto per affrontare un problema affrontato da bambino e individua se il problema appartiene a te o a qualcun altro. Utilizza tutta la saggezza che hai acquisito durante la tua vita, sotto forma di apprendimento, per capire la differenza rispetto a come avevi affrontato e risolto il problema rispetto a quando eri bambino. Prendi tutti gli insight, ovvero la comprensione e la consapevolezza, che hai acquisito e applicali alla situazione attuale e poi, pensa, soprattutto, a ciò che ti sarebbe piaciuto realizzare allora e come questo si adatta alla situazione attuale.

4)     Libera ora la tua mente e riconsidera lo stesso problema nelle sue caratteristiche essenziali, perché è questo che da identità al problema. Ora trasforma il problema in una fiaba e crea un gruppo di caratteri immaginari oppure di animali e completa la fiaba con una conclusione significativa che, se vuoi, puoi anche scrivere.

5)   Dedica ora un po’ di tempo alla forma di riorientamento che è stata più facile per te e dedica e medita sui nuovi insight che hai raggiunto.