14 - 11 - 2016 in Ansia

La prossima volta che qualcuno vi dice di tirarvi su, potreste rispondergli che vi piacerebbe tanto, ma che dovrebbe insegnarvi come si fa e, a questo punto, non sapranno darvi una risposta valida.

Infatti accanto ai molti malati immaginari, ci sono anche tante persone che stanno davvero male e che desidererebbero più di ogni altra cosa al mondo la guarigione.

Non a caso esiste una pubblicazione dal titolo “Non è questione di buona volontà”, nella quale l’autore spiega, appunto, che non si esce dalla depressione soltanto facendoci coraggio.

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Non è assolutamente giusto accusare le persone depresse di mancanza di volontà, facendo riferimento a quella apatìa della quale si ha la sensazione che il malato potrebbe liberarsi tranquillamente se solo si impegnasse un po’ ad essere più attivo e positivo

I depressi fanno già una duplice fatica perché, oltre ai tanti disturbi di cui soffrono, devono anche subire l’umiliazione di sentirsi considerare non sufficientemente volenterosi per combattere la malattia.

Infatti sono pochi quelli che capiscono che non vi è proprio nulla di divertente nel dover fare tante assenze per malattia da rischiare di perdere il lavoro, oppure nell’aver sempre qualche problema, creando grandi preoccupazioni in chi ci sta intorno.

Il caso della programmatrice con i dolori all’addome

Prendiamo, ad esempio, il caso di Rogen, una programmatrice trentenne che da quattro anni si lamentava di dolori intermittenti all’addome ed era convinta che il dottore non le avesse prestato tutta l’attenzione che meritava soltanto perché una decina di anni prima aveva sofferto di disturbi nervosi.

Il dolore non accennava a diminuire né, tantomeno, a regredire e ogni volta che andava a farsi visitare dal proprio medico.

La ragazza veniva accolta da occhiate che sembravano volessero chiederle perché si fosse ancora ripresentata.

Intanto l’idea dei disturbi nervosi aveva ormai preso il sopravvento sul resto e a nulla sarebbe servito cercare di ottenere una diversa diagnosi.

Consultò tutti i medici della zona, ma senza risultato, uno, addirittura, le prescrisse degli antidepressivi che le procurarono delle forti emicranie, la fecero ingrassare di ben sei chili rendendole insopportabile la tensione nervosa.

Alla fine si fece visitare da uno specialista e scoprì, dopo una serie di attente valutazioni di tipo psicodiagnostico, di essere affetta da G.A.D. , ovvero disturbo da ansia generalizzata .

Qualche anno dopo, durante una seduta di psicoterapia, ella pianse amaramente dicendo che nessuno si era mai scusato con lei, pregandola di perdonare i tanti errori diagnostici e chiedendole di aver pazienza per essere stata molto sfortunata.

Ansia e depressione danno un senso di impotenza

Chi soffre di ansia e depressione sperimenta spesso una sensazione di impotenza, determinata dall’idea di non poter recuperare il proprio equilibrio psicofisico.

Infatti le cure che vengono proposte danno risultati insoddisfacenti, perché prendono in considerazione l’individuo nelle sue singole componenti di corpo e psiche, ma non della persona nella sua globalità, come invece dovrebbe essere.

La depressione di Paola era legata a problemi col padre che aveva dimenticato

Paola aveva un matrimonio felice ed un lavoro a metà giornata che le dava soddisfazione, ma per tutta la vita aveva sofferto di periodi di depressione, anche se mai tanto gravi da spingerla a cercare aiuto, in quanto in qualche modo riusciva a tirare avanti.

La morte della madre, invece, la fece sentire così turbata e depressa da costringerla a rivolgersi ad uno specialista.

Una volta in terapia, scoprì che, pur essendo naturale che soffrisse così per la morte della madre, le sembrava strano e sorprendente di provare sentimenti di odio verso il padre morto alcuni anni prima, in quanto pensava di aver ormai dimenticato quanto le avesse reso penosa la giovinezza, cominciando, così, a sognarlo come un incubo, svegliandosi depressa: si ritrovava a pensare continuamente a lui da sveglia e neppure nel sonno riusciva a sfuggirgli.

Finché un giorno in cui era particolarmente tesa, rientrando dal lavoro sentì, proveniente da una finestra aperta, il suono di un pianoforte e le tornò alla mente un ricordo che la riempì di rabbia.

All’età di nove anni era stata malmenata dal padre che era arrabbiato con lei perché non voleva esercitarsi al pianoforte e la madre, una donna timida, insisteva perché stesse calma e non facesse arrabbiare il papà.

Per qualche giorno fu agitata e piena di tristezza, ma poi non riuscì più a trattenersi e, una sera, il marito, rientrando dal lavoro, la trovò che urlava insulti al padre per la sua crudeltà e alla madre perché non l’aveva protetta e, mentre urlava, strappava un vecchio spartito.

Quando tutti i pezzetti di carta si furono posati a terra, scoppiò a piangere e disse di provare finalmente un profondo senso di sollievo, adesso non aveva più bisogno di nascondere la sua tristezza e poteva liberarsene.

Continuò a comportarsi così, anche se si rendeva conto di sembrare infantile, perché le dava una grande soddisfazione e dopo aver dato sfogo a tante emozioni represse, si sentiva come svuotata ma, per la prima volta in vita sua, era davvero sicura con sé stessa.