La Terapia Cognitivo Comportamentale

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Terapia per Stati d’Ansia, Dipendenza dall’Alcol,
Problemi Sessuali, Psicosi, Nevrosi

La T.C.C. , ovvero la Terapia cognitivo-comportamentale è particolarmente indicata per gli stati fobico-ansiosi, per l’etilismo, per i tics, per l’enuresi e per le aberrazioni sessuali e,
in combinazione con altre forme di trattamento, è stata usata anche contro le psicosi, i disturbi psicosomatici, le nevrosi ossessive e i disturbi del comportamento dell’infanzia.

E’ sempre piuttosto complesso spiegare il concetto di elettività, ovvero per quali disturbi una terapia è stata ideata e, quindi, più indicata e, proprio per questo motivo, vorrei indicare, nel dettaglio,
alcune caratteristiche tecniche, appunto, della Terapia cognitivo-comportamentale.

I principali metodi utilizzati sono

  • La desensibilizzazione
  • la terapia dell’avversione
  • il condizionamento positivo

La desensibilizzazione sistematica dell’ansia, perché questa è la sua corretta definizione, applicata al trattamento delle fobie, rappresenta il metodo più efficace della terapia comportamentale. Si basa su di un principio formulato da Wolpe secondo il quale, se si può destare una risposta antagonista all’ansia in presenza di stimoli ansiogeni, ovvero gli stimoli che originano l’ansia, in modo che tale risposta sia accompagnata da una repressione completa o parziale della risposta ansiogena, il legame fra questi stimoli e le risposte ansiogene risulterà indebolito. Tra le varie risposte comportamentali antagoniste, ovvero competitive, dell’ansia, la più utilizzata è quella del rilassamento muscolare, inteso nel senso di coscienza e percezione delle proprie reazioni propriocettive, per cui indicherei, come riferimento essenziale, il rilassamento muscolare di Jacobson.

Nel trattamento delle fobie si segue una modalità di impostazione molto ben precisa, ovvero il paziente, in presenza di stimoli ansiogeni di intensità crescente, dominerà l’ansia suscitata dall’oggetto fobico, mediante il rilassamento muscolare e, in tal modo, farà sì che si instauri un legame fra lo stato piacevole di rilassamento corporeo e l’oggetto temuto, ovvero fobico, con la conseguente estinzione dell’ansia, che lo stimolo fobico, precedentemente evocava, cioè innescava.

La terapia dell’avversione è la forma più nota e controversa, per via dei suoi aspetti punitivi, della terapia cognitivo-comportamentale e, infatti, è una particolare metodologia che viene utilizzata, soprattutto, nei casi di etilismo e per quanto riguarda certe particolari aberrazioni sessuali. Infatti, il principio fondamentale del trattamento consiste, in realtà, ed è proprio questo il motivo delle controversie, nell’originare una avversione condizionata al vizio che si vuole eliminare, somministrando uno stimolo spiacevole con gli indizi che generalmente fanno insorgere il comportamento. Un esempio di tale tecnica è l’uso di emetici, ovvero sostanze che possono indurre il vomito, nel trattamento degli alcolisti, per cui si somministra al paziente una dose di emetico, senza che egli ne conosca l’effetto e lo si induce ad assumere dell’alcool immediatamente prima che insorga la nausea, così il comportamento non desiderato, ovvero l’assunzione di alcolici, verrà associato ad una risposta spiacevole e, cioè, la nausea e questo provocherà l’instaurarsi di un diverso comportamento.

Un’altra delle tecniche utilizzata dalla terapia cognitivo-comportamentele è il condizionamento positivo, la quale risulta, ad esempio, particolarmente efficace, soprattutto nella terapia dell’enuresi, ovvero urinare dentro, e cioè fare la pipì nel letto. Questa metodologia di trattamento, analogamente alla desensibilizzazione sistematica dell’ansia, utile, come già detto, nel trattamento di fobie, ansia e attacchi di panico, mira a stabilire risposte di adattamento a stimoli che, invece, precedentemente, provocavano sintomi di disturbi emotivi. La teoria scientifica sulla quale si basa il condizionamento positivo è quella del controcondizionamento, ovvero la condizione per cui l’acquisizione di una nuova risposta, incompatibile con la risposta già esistente allo stimolo, provoca l’eliminazione della vecchia risposta. Per quanto riguarda l’enuresi, invece, il metodo più comunemente usato è quello del campanello e della traversa, nel senso che una traversa, collegata ad un campanello, viene sistemata sotto il lenzuolo sul quale giace il paziente e quando questi bagnerà il letto, il campanello suonerà, svegliandolo e questo indurrà il paziente ad inibire la minzione, ovvero l’insieme degli atti che provocano l’urinare, che avverrà attraverso la contrazione dello sfintere, ovvero il muscolo circolare disposto all’interno dell’orifizio anale. La contrazione dello sfintere avviene, inizialmente, solo in seguito al suono del campanello, che sarebbe, in realtà, null’altro che lo stimolo condizionato, ma dopo ripetuti  esperimenti, verrà attivata dalla sola distensione della vescica, che fungerà da stimolo incondizionato.

In teoria, quindi, si potrebbe dire che, secondo i principi della terapia cognitivo-comportamentale, è possibile la modificazione di qualsiasi sintomo, indipendentemente dalla sua origine, anche se in pratica, però, è necessario precisare che le tecniche behaviouriste ( comportamentali ) vengono normalmente utilizzate con pazienti i cui sintomi sono piuttosto evidenti, ma isolati, in quanto suscitati da stimoli molto ben definiti quali quelli causati da ansia, panico, depressione e fobie.

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